Quante volte abbiamo sentito parlare di “zone sismiche”, ma sappiamo davvero perché viene utilizzato questo termine?

La classificazione sismica non è altro che la suddivisione del territorio in aree sulla base della probabilità che si verifichi un terremoto e sulla sua potenziale intensità.

Probabilità e potenzialità: usiamo questi concetti perché, ad oggi, un evento sismico non ha fattori prevedibili.

La classificazione sismica è uno strumento fondamentale non solo per i geologici, ma anche in ambito urbanistico e per la progettazione delle abitazioni.

Grazie a questa mappa, sappiamo che un edificio deve essere costruito per resistere a scosse leggere senza subire danni e, cosa più importante, non deve crollare in caso di terremoti più forti.

Ma non è sempre stato così. Vediamo insieme com’è evoluta la mappa sismica in Italia, in che zona si trova l’Emilia – Romagna e alcune norme di Protezione Civile per limitare il rischio durante questa calamità.

Zone sismiche in Italia: come sono evolute?

L’evoluzione della nostra “mappa del rischio” nasce da due eventi dolorosi all’inizio del secolo scorso: i tragici terremoti di Messina (1908) e Avezzano (1915).

All’epoca, lo Stato assegnava la “patente” di comune sismico esclusivamente ai luoghi già colpiti.

Fino agli anni ’80 esistevano solo tre categorie, ma il vero limite era la presenza di enormi “zone grigie” non classificate (NC), dove si costruiva senza alcun obbligo antisismico.

La rivoluzione si è innescata solo nel 2003: per la prima volta, tutto il territorio nazionale è stato mappato, eliminando le zone non classificate e introducendo la Zona 4.

Oggi, mentre le zone mantengono un valore amministrativo, i progettisti utilizzano una griglia di punti molto precisa e frammentata per valutare ogni singolo punto d’Italia, garantendo una sicurezza su misura per ogni edificio.

mappa zone sismiche Italia

Le quattro zone sismiche in Italia

Come abbiamo visto, oggi l’Italia è suddivisa in quattro zone, classificate in ordine decrescente di pericolosità.

  • zona 1 (rischio alto): è l’area dove la probabilità di forti terremoti è più elevata. Comprende regioni come Calabria, Sicilia, Abruzzo e Friuli.
  • zona 2 (rischio medio-alto): qui forti terremoti sono comunque possibili. Gran parte dell’Emilia-Romagna rientra proprio in questa categoria, insieme a Marche, Umbria e Lazio.
  • zona 3 (rischio medio-basso): i terremoti forti sono meno probabili e gli scuotimenti sono di solito di modesta intensità.
  • zona 4 (rischio basso): È la zona meno pericolosa, dove la possibilità di danni sismici è minima. La Sardegna è l’unica regione quasi interamente in questa zona.

In Emilia-Romagna, la percezione del rischio è cambiata molto dopo il sisma del 2012, con epicentro a Rolo e Novi di Modena, che ha portato a una revisione della classificazione di diversi comuni per adeguarli meglio alla realtà del territorio.

Cosa fare in caso di terremoto: buone pratiche di Protezione Civile

Sappiamo che la paura può paralizzare, ma avere un piano d’azione in caso di calamità naturale (anche durante un’alluvione) fa la differenza.

Ecco una sintesi dei comportamenti più importanti da rispettare durante e dopo una scossa per proteggere te e i tuoi cari, promossi dalla Protezione Civile con la campagna nazionale “Io non rischio”:

Durante la scossa:

  • se sei in un luogo chiuso: cerca riparo nel vano di una porta inserita in un muro portante (quelli più spessi) o sotto una trave per proteggerti dai crolli. Oppure riparati sotto un tavolo resistente; non stare vicino a mobili, oggetti pesanti o vetri che potrebbero caderti addosso;
  • non usare le scale o l’ascensore. Spesso le scale sono la parte più fragile di un edificio e l’ascensore potrebbe bloccarsi;
  • se sei all’aperto: allontanati da edifici, alberi e linee elettriche; potrebbero cadere vasi, tegole o cornicioni;
  • se sei in auto: non fermarti sopra o vicino a ponti, terreni franosi o spiagge. Accosta e resta all’interno del veicolo fino alla fine della scossa.

Dopo la scossa:

  • assicurati dello stato di salute di chi ti sta vicino;
  • prima di uscire, chiudi gas, acqua e luce e indossa le scarpe per evitare di ferirti con i vetri rotti;
  • raggiungi le aree di attesa previste dal piano di emergenza del tuo Comune;
  • evita l’uso del telefono e dell’auto: è importante lasciare le linee e le strade libere per i mezzi di soccorso.

Un terremoto è una calamità naturale che paralizza, 30 secondi che non passano mai. Stiamo fermi, immobili, aspettando che la terra sotto i piedi e le pareti smettano di oscillare.

Anche in questo caso, nonostante sia un fenomeno imprevedibile, la consapevolezza e l’informazione possono limitare i fattori di rischio per preservare l’incolumità dei nostri cari.

Se ti capita di vederci durante gli eventi con il nostro stand giallo di “Io non rischio”, fermati pure se hai qualche dubbio o desideri maggiori informazioni su come comportarti in caso di terremoto.

Essere preparati è la nostra migliore difesa!

Ti lasciamo qui il link per dare un’occhiata allo sfogliabile multirischio della campagna “Io non rischio”.